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#Franklin Delano Roosvelt
affascinailtuocuore · 2 months ago
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P. Roth-IL COMPLOTTO CONTRO L’AMERICA. Il piccolo Phil racconta la vita, le paure e i desideri di una famiglia ”ebraico-americana” di Newark-New Jersey, in anni pericolosi.
P. Roth-IL COMPLOTTO CONTRO L’AMERICA. Il piccolo Phil racconta la vita, le paure e i desideri di una famiglia ”ebraico-americana” di Newark-New Jersey, in anni pericolosi.
      IL COMPLOTTO CONTRO L’AMERICA di Philip Roth è un’ucronia, ovvero la versione alternativa, di solito indesiderabile, di un fatto reale, una sorta di post-verità trumpiana.  Nel caso specifico si racconta l’elezione a presidente degli USA-1940  di  Charles Lindbergh, il  mitico aviatore che nel 1927 vola in solitaria e in un’unica tappa da  New York a Parigi, alla guida dello “Spirit of…
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mia-rebelontheroad · a year ago
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#FearlessWomen - ELEANOR ROOSVELT
Anna Eleanor Roosevelt, meglio conosciuta come Eleanor Roosevelt, è stata un'attivista e First Lady in quanto moglie del 32º Presidente degli Stati Uniti d'America, Franklin Delano Roosevelt.
Durante tutta la sua vita si impegnò attivamente nella tutela dei diritti civili e si oppose all'emendamento per la parità dei diritti che impediva di promulgare leggi speciali a protezione delle donne lavoratrici.
Ebbe un ruolo importante nel processo di creazione delle Nazioni Unite e fu parte della commissione che delineò e approvò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. 
Eleanor fu molto attiva nel sostenere il movimento americano per i diritti civili e per i diritti delle comunità Afroamericane. Nel 1943 gettò le basi per la costituzione della "Freedom House", un istituto di ricerca per la promozione della pace e della democrazia nel mondo.
Dal 1933 al 1945, nel suo ruolo di First Lady, sostenne e promosse le scelte e la linea politica del marito nota come New Deal, grazie al quale gli Stati Uniti riuscirono a superare la grande depressione dei primi anni trenta.
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Vaccini, vaccinazioni, vaccinati Oggi e Ieri
06/05/2021
Svolta storica degli Stati Uniti che hanno deciso di rinunciare alla protezione dei brevetti sui vaccini anti Covid. "Le circostanze sono straordinarie" ha spiegato Biden. 
Il direttore dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha parlato di momento monumentale nella lotta contro il Coronavirus: ora anche Paesi in forte difficoltà sia economica che epidemiologica, come India e Brasile, potranno fabbricarsi in casa il siero anti-virus.Per le case farmaceutiche invece nessuna svolta storica!
 Alla richiesta di liberalizzare i brevetti dei vaccini ecco l'ennesima risposta:“No alla sospensione dei brevetti dei vaccini covid, non aumenterà la produzione”Case farmaceutiche contro la sospensione dei brevetti dei vaccini covid. 
Secondo la Federazione internazionale dei produttori e delle associazioni farmaceutiche, la posizione del governo Usa che si schiera per la sospensione temporanea dei brevetti dei vaccini anti-Covid, è "deludente". "Il nostro obiettivo è di garantire che i vaccini Covid-19 siano rapidamente ed equamente condivisi in tutto il mondo. Ma, come abbiamo costantemente affermato, una rinuncia è la risposta semplice ma sbagliata a ciò che è un problema complesso. 
La rinuncia ai brevetti dei vaccini Covid-19 non aumenterà la produzione né fornirà soluzioni pratiche necessarie per combattere questa crisi sanitaria globale" fanno sapere le case farmaceutiche, concludendo: "Il sistema internazionale di proprietà intellettuale ha dato alle aziende la fiducia per impegnarsi in più di 200 accordi di trasferimento tecnologico per espandere la consegna dei vaccini Covid-19 sulla base di partnership senza precedenti tra i produttori di vaccini industrializzati e dei paesi in via di sviluppo. 
L'unico modo per garantire un rapido aumento e un equo accesso ai vaccini a tutti coloro che ne hanno bisogno rimane un dialogo pragmatico e costruttivo con il settore privato".
Un po' di storia per mettere a confronto le scelte delle case farmaceutiche dei nostri giorni a quelle di medici come Bruce Albert Sabin, inventore del vaccino antipolio. 
Il 3 marzo del 1993 moriva a 86 anni all’ospedale della Georgetown University di Washington Bruce Albert Sabin. È diventato famoso anche come “l’uomo della zolletta di zucchero”: era stato infatti lui a ideare il più diffuso vaccino contro la poliomielite che veniva somministrato con una zolletta imbevuta. Il suo nome viene spesso citato in questi giorni per via della pandemia da coronavirus, dell’andamento lento della campagna vaccinale, dei brevetti: chi propone di condividerli e chi dice che è impossibile.“È il mio regalo a tutti i bambini del mondo”, disse invece Sabin che visse una vita piuttosto rocambolesca, spesso drammatica. 
Non ha mai vinto il Premio Nobel per la Medicina ma è finito nel ritornello della canzone del film Mary Poppins con quel “poco di zucchero e la pillola va giù”. Un inno, allegro e inconsapevole, alla sconfitta di un’epidemia tragica.  Sabin era nato nel 1906 nel ghetto di Bialystok, in Polonia, una città parte dell’Impero Russo. Quando aveva 15 anni era partito con la famiglia per gli Stati Uniti. Il padre Jacob era artigiano: aveva deciso di partire per via della crescente ostilità anti-ebraica che si andava diffondendo in Europa. Bruce Albert fin dalla nascita era quasi cieco dall’occhio destro.Con l’appoggio dello zio, divenne un promettente studente di odontoiatria alla New York University. 
Quando però lesse il libro I cacciatori di microbi di Paul de Kruif cambiò idea: non più dentista, ma medicina. Microbiologia, per la precisione: un’epifania. L’aneddotica sulla sua vita racconta che andasse perfino raccogliendo microbi per la città, lì dove capitava: stagni, polvere, cassonetti della spazzatura e via dicendo.Sabin si laureò, divenne capo della ricerca pediatrica, assistente di William Hallock Park, celebre per gli studi sulla difterite. Approfondì quindi lo studio delle malattie infettive: la poliomielite era una piaga in quegli anni. 
La malattia virale aveva paralizzato tra il 1951 e il 1955 oltre 28.000 bambini. Diverse migliaia le vittime. Nel solo 51 negli USA aveva colpito 21.000 persone; in Italia oltre 8.000 nel 1958.La poliomielite colpisce il sistema nervoso centrale e in particolare i neuroni del midollo spinale. Il contagio avviene per via oro-fecale: ingestione di acqua o cibi contaminati o tramite la saliva e le goccioline emesse con i colpi di tosse e gli starnuti da soggetti ammalati o portatori sani. La fascia più a rischio sono i bambini sotto i cinque anni di età. L’1% dei malati sviluppano paralisi, il 5-10% una meningite asettica. Un vaccino annunciato negli Stati Uniti nel 1934 si era rivelato inefficace, anzi letale. 
Il Presidente Franklin Delano Roosvelt il 3 gennaio del 1938, costretto su una sedia a rotelle con una diagnosi di poliomielite – che in seguito sarebbe stata contestata – scrisse un appello sui quotidiani e fondò la National Foundation for Infantile Paralysis allo scopo di raccogliere fondi per la lotta alla malattia. La campagna, alimentata anche da volti noti, fece esplodere l’attenzione sulla poliomielite.Sabin era uno scienziato rigoroso ed intransigente. 
Un’esplosione di contagi a New York lo aveva spinto a studiare la polio, dal 1931 presso l’University of Cincinnati, nello stato dell’Ohio. Il suo primo grande risultato fu capire che non si trattava di un virus respiratorio: ma che vive e si moltiplica nell’intestino. Aveva inaugurato l’epoca degli enterovirus. Ma allo scoppio della II Seconda Guerra Mondiale Sabin partì come ufficiale medico: sbarcò in Sicilia e poi a Okinawa, in Giappone; a Berlino aveva intanto assistito a una terribile epidemia di polio. Quando tornò in America riprese le sue ricerche armando un laboratorio con 10mila topi e 160 scimpanzé. 
Mise a punto così un vaccino che si basava su ceppi indeboliti e che andava somministrato per via orale. Jonas Salk, ricercatore della University of Pittsburgh, aveva realizzato intanto tre vaccini, uno per ogni tipo fondamentale di polio, a partire da virus uccisi e conservati in formalina, che gli USA nel 1952 approvarono. Il farmaco di Salk tuttavia non preveniva il contagio iniziale e veniva somministrato tramite iniezione.A chiamare in causa gli sforzi di Sabin fu l’Unione Sovietica che, con altri Paesi dell’Est europeo, richiese allo scienziato di sperimentare il farmaco sulla sua popolazione. Fu un successo: il primo Paese a produrlo su scala industriale fu la Cecoslovacchia, poi la nativa Polonia, l’Urss stessa, la Repubblica Democratica Tedesca e la Jugoslavia. L’autorizzazione in Italia arrivò nel 1963, dal 1966 il vaccino divenne obbligatorio. In ritardo arrivarono anche gli Stati Uniti.Si vaccinarono milioni di bambini in tutto il mondo. L’ultimo caso negli Usa risale al 1979, in Italia al 1982.
 Sabin divenne molto celebre: ricevette 40 lauree honoris causa, il Premio Feltrinelli, la Medaglia Nazionale per la Scienza. Divenne anche presidente del Weizmann Institute of Science di Rehovot, in Israele, e dopo la pensione continuò a studiare i tumori, il morbillo e la leucemia. “Non dobbiamo morire in maniera troppo miserabile – diceva – La medicina deve impegnarsi perché la gente, arrivata a una certa età, possa coricarsi e morire nel sonno senza soffrire”.
Se dolce come lo zucchero era il suo farmaco, altrettanto non era lui a quanto pare: dai modi spesso burberi, anche per una vita fin dall’infanzia segnata da drammatici sconvolgimenti che, non finirono in età adulta: la sua prima moglie, madre delle figlie Amy Deborah – chiamate come le nipoti uccise dalle SS durante la guerra – si tolse la vita trangugiando barbiturici nel 1966. Eredi dello scienziato vivono in Italia, tra Milano, Biella e Bologna. “Il vaccino di Sabin – si legge sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità – somministrato fino ad anni recenti anche in Italia, ha permesso di eradicare la poliomielite in Europa ed è raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità nella sua campagna di eradicazione della malattia a livello mondiale”.
Se Sabin così spesso viene tirato in causa in questi giorni è per la sua decisione di non brevettare la sua invenzione, rinunciando allo sfruttamento commerciale dell’industria farmaceutica. “Tanti insistevano che brevettassi il vaccino, ma non ho voluto. È il mio regalo a tutti i bambini del mondo”, disse e non guadagnò un dollaro dalla sua scoperta. Donò i ceppi virali all’Urss, superando le gare sull’orlo della Cortina di Ferro, tra Usa e Urss, in piena Guerra Fredda, e continuò a vivere del suo stipendio da professore. 
Molti lo tirano quindi in ballo per la campagna vaccinale, e la penuria di farmaci, contro il coronavirus che avanza a fatica in queste settimane, questi mesi.La questione è argomento di dibattito ormai da mesi. Oxfam ed Emergency hanno scritto un appello al governo per la liberalizzazione dei brevetti “ponendo fine al monopolio delle case farmaceutiche. A cominciare dal vaccino italiano Reithera, in dirittura d’arrivo”. Un brevetto riconosce un monopolio: un’esclusiva di produzione, uso e vendita. Vale di solito 20 anni. 
Questo meccanismo è considerato da molti economisti ed esperti un incentivo per investire nella ricerca. È anche vero però che molte ricerche vengono – e sono state, nel caso specifico – finanziate da ingenti investimenti pubblici.I vaccini sono anche farmaci poco redditizi rispetto a quelli che vengono assunti per una malattia cronica. I governi hanno in effetti la possibilità di sospendere momentaneamente il monopolio, da Risoluzione 58.5 dell’Assemblea Mondiale della Sanità (Ams). Una strada alternativa, come ha ricordato il Post in un lungo e approfondito articolo sulla questione, potrebbe essere una licenza su base volontaria da parte delle aziende farmaceutiche che permetta la produzione ad altre società. 
Il dibattito è comunque molto più complesso di così e si ramifica in tutti i brevetti che possono esserci dentro un solo vaccino, nelle norme per gli stabilimenti industriali, negli accordi e le collaborazioni tra case farmaceutiche (Sanofi e Novartis si occupano dell’imballaggio e del confezionamento dei lotti di Pfizer e BioNTech, per esempio), nelle autorizzazioni in arrivo per altri vaccini.
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elarea · 2 months ago
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Canillitas campeón 1945
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Nuevamente el amigo Agustín Montemuiño va quemando cartuchos con valiosísimos aportes a El AreA. El de hoy es una foto que le proporcionó Marcelo Bravo, la del desaparecido Club Canillitas del Uruguay campeón de la extinta Divisional Extra en 1945.
La foto ya ha sido añadida a la Galería Fotográfica de la Divisional, que de esta manera atesora ya las 34 imágenes y a la de Equipos Desaparecidos, que acumula 83 instantáneas.
A continuación el relato de esa brillante campaña, contenida en el libro de Agustín, “Pasiones desafiliadas”, la Biblia de los equipos desaparecidos uruguayos:
En la temporada de 1945 Canillitas comienza su rodaje en la A.U.F. disputando el torneo de “Tercera Extra” Franklin Delano Roosvelt. En el sorteo del fixture el equipo rojinegro  queda en la Serie “B” que llevaba el nombre del “Bahia F.C.”. Canillitas obtiene la serie venciendo 9 a 0 en el último partido al C.A. Cutcsa en el Parque Saroldi, no sin traspiés, ya que el partido frente a Andresito fue suspendido por los jueces por faltas de garantías, pese que a la parcialidad de Canillitas, -que en ese primer año aún no era abundante-, no había hecho nada fuera de lo común.
El ganar la serie lo obliga a medirse con Huracán del Cerro e Instrucciones, campeones de las otras dos series. El torneo finaliza en Febrero de 1946 y obtiene el torneo de la Extra ascendiendo a Intermedia. 
El equipo de Canillitas de 1945 formaba regularmente con Migales, Bergamasco y Núñez, Lima, Suárez, y Barreto, Gularte,Pellegrinetti, Gonzalez, Santangelo y Cruscio ingresando Bado, Piedras,Gonzalito y Sozzi en algunos partidos.
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nelcuoreunaspina · a year ago
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La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza.
La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature.
(FRANKLIN DELANO ROOSVELT)
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chubby-aphrodite · 6 years ago
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We have faith that future generations will know that here, in the middle of the twentieth century, there came a time when men of good will found a way to unite, and produce, and fight to destroy the forces of ignorance, and intolerance, and slavery, and war.
Franklin Delano Roosevelt
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deadpresidents · 6 years ago
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The Roosevelts: "There's nothing like keeping the name in the family"
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In August 1876, 48-year-old James Roosevelt was absolutely devastated when his 45-year-old first wife, Rebecca, suffered a massive heart attack and died at their home in Hyde Park, New York.  James mourned Rebecca's death for nearly three years before deciding to try to end his loneliness and attempt to fill the void left by Rebecca's passing.  The widower -- now north of 50 years old -- even had a a particular woman in mind, and she happened to be a distant cousin.  James, a member of the Hudson Valley branch of the Roosevelt family, began visiting the Long Island branch of the Roosevelt family, hoping to win the interest of 23-year-old Anna Roosevelt -- better known as "Bamie" -- Theodore Roosevelt's older sister.
James's efforts were unsuccessful.  Bamie was not interested.  However, his visits to Long Island were not entirely fruitless.  The mother of Theodore and Bamie, Mittie, felt sorry for James and decided to play matchmaker.  At a dinner party that Mittie hosted, she introduced James to 26-year-old Sara Delano and the two quickly hit it off.   They married on October 7, 1880, and on January 30, 1882, Sara gave birth to their only child, Franklin Delano Roosevelt, the future President of the United States.
When he was 23 years old, Franklin D. Roosevelt did what his father was unable to do years earlier -- he joined the Hudson Valley Roosevelts and the Long Island Roosevelts by marriage.  On March 17, 1905, Franklin married Anna Eleanor Roosevelt, the niece of Bamie and Theodore.  Since Eleanor's father had died in 1894, the bride was escorted down the aisle and given away by her uncle Theodore, who just happened to be President of the United States at the time.  At the wedding, the first President Roosevelt congratulated the future President Roosevelt on the marriage between the two distant cousins by telling FDR "Well, Franklin, there's nothing like keeping the name in the family."
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Nessuno può farti sentire infelice se tu non glielo consenti. 
Franklin Delano Roosevelt
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